“… LA DONNA È POESIA. LA DONNA È AMORE. LA DONNA È VITA…” – Charles Bukowski

Photo: Pixabay

Qualche tempo fà sono andata alla ricerca di un o una coach focalizzato soltanto alle problematiche femminili.

Cercavo qualcuno che dicesse apertamente e chiaramente: “Ehi tu donna, eccomi qui e ti aiuterò a sciogliere tutti i nodi che sei riuscita a creare in 38 anni della tua vita!”

Invece niente di niente!

Tranne quelli che parlano di cose che non hanno effettivamente mai vissuto. Cose delle quali non portano il marchio sulla loro pelle o nel cuore.

Ho scoperto che la rete, almeno in italiano, non offre molto.

Su YouTube si trovano video di vari coach motivazionali uomini che a noi donne spiegano come essere più sensuale, bella, attraente.

Ho capito quanto è triste questa cosa che alla donna del 21. secolo un uomo deve insegnare come essere più donna.

Ovviamente per come ci desiderano loro. Personalmente mi sono sentita poco sensuale leggendo il nome del video.

Mi si è presentata automaticamente la domanda: “Perché? Cosa non va con la mia sensualità?

Ascoltando i consigli che danno alcuni di loro ho trovato frasi come “vivi la vita!”

Ora mi chiedo cosa significa vivi la vita per una persona centrifugata con una vita dove per viverla decentemente dovrebbe dividersi almeno in 3 se stesse.

Se non ha più il controllo di niente e si sente dire “vivi la vita” si sentirà anche presa in giro. No?

Io mi sono sentita presa in giro.

Una donna assalita dai livelli di stress creato da vita frenetica mentre sta cercando di soddisfare tutti i bisogni della sua famiglia insieme agli impegni di lavoro non sa da dove cominciare a “vivere la vita”.

È facile dare i consigli così scontati.

Tutte sappiamo che la vita va vissuta ma quando siamo legate da quello che ci circonda cosa dobbiamo effettivamente fare per vivere la nostra vita?

È come quella storia quando ci dicevano che dobbiamo volerci bene.

Grazie del consiglio ma credo che nenache tu che me lo dici non lo sai come si fà!

Io personalmente mi ritaglio un po’ di tempo libero che dedico a me stessa.

Per mostrarmi amore mi dedico del tempo.

Per sentirmi viva, dedico il tempo al fuoco delle mie passioni che porto da anni dentro di me.

Quelle che sembrano un vulcano con la lava rossa bollente e che se tenuta dentro mi brucia proprio perché non cerco di esternare tutti i desideri.

Le passioni che nessuna pioggia della vita non è riuscita a spegnere.

Non importa quanto tempo vuoi o puoi dedicare a te e alle tue passioni.

Possono essere 5 minuti, 2 ore o mezza giornata.

Importante è che faccio qualche cosa che mi faccia sentire in linea con i miei desideri. Che lo faccio perché lo voglio fare io, anche se ho gente contraria intorno a me.

A volte può essere un uscita con le amiche, andare a fare la passeggiata, iscriversi in palestra, leggere un libro, imparare qualcosa di nuovo, avviare un profilo su instagram per promuovere i prodotti che facciamo per hobby, ricominciare a cantare, dipingere, scrivere o fotografare.

Ricordatevi cosa sognavate da bambine?

Si, proprio quello per cui vi hanno detto che non è un vero lavoro e che ve lo dovete togliere dalla testa.

Che progetti facevate per il vostro futuro?

Come vi immaginate da grande?

Tutto questo vi può essere d’aiuto per cominciare passo dopo passo a vivere la vita.

Potete andare in un centro estetico o semplicemente farvi una bagno profumato e rilassante a casa.
Importante è che facciamo qualcosa che ci fà sentire bene e libere di scegliere cosa fare. (Anche se avete la cucina in disordine.)

In realtà è meglio sistemare prima la casa e poi dedicarci a quello che ci piace ma c’è un problema:

  • Primo, noi abbiamo la mente sempre pieno di idee e sono sicura che vi farebbe trovare altri impegni dopo che avete sistemato la casa. Lo capisco! Non è mai abbastanza sistemata la casa. Si può sempre fare di più.
  • E la seconda motivazione è: questa scelta vi mostrerà che non morirà nessuno se i piatti aspettano 1-2 ore per essere lavati.

Per me la libertà è stata sempre al primo posto.

Quando cominciate a dedicarvi regolarmente del tempo allora aumentando la vostra energia positiva avrete più autostima e soprattutto la mia preferita autoconsapevolezza.

Allora sarete in grado di organizzarvi senza sensi di colpa per il tempo che vi ritagliate.

Sistemerete prima la casa e poi vi dedicherete completamente alla vostra vita e ai vostri sogni.

In ogni momento qualsiasi cosa succeda la cosa più importante me per me è il pensiero tutto succede per il mio bene. E anche se io in questo momento non lo sò piú avanti saprò anche il perché adesso vivo quella determinata situazione.

Care donne, se siete d’accordo o lasciate la vostra esperienza della ricerca di se stesse.

Se non siete d’accordo scrivetemi qual’è il vostro punto di vista?

Grazie di cuore

Katica

NONNO, LE FAVOLE E MILIARDI DI STELLE

Photo: Ractapopulous

Lui era un uomo di altri tempi. Nato nel 1909 ha vissuto in ottime condizioni fisiche e mentali per 86 anni.

Vivevamo in una casetta sulla montagna con la vista mare.

Nelle serate estive nonno invitava a me e ad Ana di sedersi accanto a lui sulla panchina di cemento.

Riesco a ricordare ancora il cemento caldo che aveva assorbito il calore del sole estivo durante la giornata.

Nonno cominciava a raccontare le favole. Le stesse favole che venivano raccontate a lui quasi un secolo prima.

Niente cappuccetto rosso, la Cenerentola e compagnia bella.

Noi siamo cresciute con le favole divertenti e con tante risate insieme al nonno mentre le raccontava.

Non ci ha parlato mai di questo famoso principe azzurro che viene a salvare la poverina di turno.

Finito di raccontare le favole, ci faceva alzare lo sguardo facendoci capire quanta meraviglia si trovava sopra le nostre teste.

C’erano miliardi di stelle che facevano a gara di chi è la piú bella e luminosa.

Sentivamo nonno mentre a voce alta si chiedeva chi sa quante sono e quanto sono distanti.

Poi ci spiegava che quei puntini in movimento erano gli aerei e altri puntini erano i satelliti.

86 anni e ogni giorno guardava le stelle meravigliato come se fosse stato il primo giorno.

I momenti più belli erano quando si vedevano le stelle cadenti.

In montagna si vedono molte più stelle rispetto a qualsiasi altro posto dove sono stata fino ad ora.

La Luna si rispecchiava bellissima e dorata in mezzo al mare davanti a noi.

Era magico ogni secondo passato seduti li.

Nonno raccontava le avventure della sua vita. Aveva vissuto tantissime cose e ricordava anche i nomi delle persone incontrate 50, 60 anni prima. (Cosa che io non ricordo neanche dopo pochi anni.) 😂

Amavo ascoltare i suoi racconti. Ha vissuto il periodo di 3 guerre delle quali due erano mondiali e una era quella un po’ più recente in Croazia.

Nella sua memoria c’erano tantissime storie da raccontare ed il bello è che non ripeteva quasi mai la stessa.

Era interessante sia quello che diceva ma anche come lo diceva.

Ti faceva restare con il fiato sospeso mentre aspettavi il seguito del raconto.

Avrebbe dovuto scrivere i libri per lasciare le sue testimonianze alle future generazioni.

Leggeva i giornali senza occhiali.

A 86 anni!

Correva come un giovanotto.

A volte andava a trovare i suoi amici e bevevano un può di vino in compagnia.

Io aprofittavo della sua assenza per andare a guardare nel suo armadio.

Non mi era permesso farlo probabilmente perché nonno aveva i soldi dentro e quindi non era un posto indicato per giocare.

Sull’anta c’era una chiave tonda.

Giravo la chiave e aprivo il mondo delle meraviglie.

Non mi incuriosivano i dollari, lire, marchi, dinari e bellissimi vestiti ma tutti gli oggetti che appartenevano alla vita di nonno e papà quando io ancora non ero nata.

Fotografie! Quante fotografie! Cassette e vecchi dischi. Macchine fotografiche che amavo alla follia.

E vicino all’armadio c’era una valigetta che aperta diventava stereo con cassette, registratore audio, microfoni.

Musica!

Era una delle cose che mancava in casa nostra.

Piccolo stereo in uso a batterie sapeva dire soltanto le notizie e poi si spengeva. Era uno stereo triste.

Invece questo a valigetta sapeva fare molte più cose.

Io e mia sorella abbiamo imparato tutte le canzoni dalle cassette a memoria.

Nonno non amava queste cose.

Per lui era uno spreco di batterie.

Quando avevo 10 anni finalmente è arrivata la corrente elettrica a casa e papà aveva già comprato in anticipo il televisore.

A parte le notizie nonno guardava i documentari sulla natura e animali.

Quante volte quando venivano le zie, sue figlie, dall’Italia preferivo restare con loro ad ascoltarli.

Purtroppo mi allontanavano dicendo di andare a giocare con mia sorella ed i cugini.

Io invece mi divertivo ascoltare in silenzio. Non li interompevo. Volevo solo conoscere il mondo dipinto dalle loro parole.

Cercavo di immaginare cosa mi aspetta quando un giorno andrò via da casa come gli uccellini quando si chiedono come sarà il mondo fuori da quel nido.

Adoravo mio mio nonno ma avevo anche paura quando alzava la voce.

Era un uomo che sapeva cosa voleva. In ogni momento.

Non l’ho mai visto con un dubbio. Era sicuro di sé e sicuramente era diverso da altri vecchietti del paese.

Quando andava in città sembrava uscire da un catalogo elegante di Armani. Giuro!
Scarpe e la borsa erano tirare a lucido ed il tailleur così bello ed elegante. I capelli bianchi e foltissimi tirati tutti in su.

Era proprio un nonno figo.
Cercava la perfezione in tutto. I parametri della perfezione li decideva lui, ovviamente!

Non erano ammessi errori.

Lui c’è la metteva tutta per far crescere me e mia sorella al meglio che poteva.

Nonno mi ha dato il meglio di se stesso.

Tutto quello che ho vissuto era un puzzle che ha dipinto la mia esistenza.

I puzzle non sono sempre belli e luminosi.

A volte ci sono tantissimi pezzetti scuri e sembrano insignificanti ma ognuno ha il senso quando lo guardiamo dopo averlo posizionato al posto suo.

Sono grata a mio nonno per ogni parola, ogni favola, ogni volta che ha alzato la voce, ogni pranzo che mi ha cucinato, ogni volta che mi ha protetto.

Grazie nonno per avermi dedicato gli ultimi 14 anni della tua vita.

Se anche tu hai bei racconti di truo nonno lasciami un commento.

Grazie di cuore

Katica

“PREOCCUPATI DI QUELLO CHE GLI ALTRI PENSANO E SARAI SEMPRE IL LORO PRIGIONIERO.” – Lao Tzu

Photo: Kaboompics .com

Sono passati quasi 30 anni da quando ho avuto la prima volta il desiderio di scrivere il libro.
Ero ancora una bambina che non conosceva il mondo.

Praticamente non avevo neanche la TV in casa.

Non c’era la corrente elettrica e le mie lampadine sul comodino profumavano di cera colata.

Dalla mia casa sulla montagna guardavo il mare e una strada statale che passava a destra e a sinistra. Era l’Adriatica croata.

Ricordo quando con mia sorella pensavamo che questo probabilmente indicasse i quattro confini della Terra con il resto dell’universo.

Davanti a noi c’era il mare. Alle nostre spalle credevamo finisse dietro le montagne.

E quello che ci incuriosiva di più era quando ci chiedevamo come sarebbe prendere la strada a destra o quella a sinistra e percorrerla fino in fondo, alla fine della Terra. Hm!

O come dicevamo noi, fino al confine con il resto del universo.

Immaginavamo una fine dietro alla quale si cadeva direttamente nel vuoto. Come se la Terra fosse piatta.

Questo era il periodo quando avevo già cominciato a sognare di scrivere il libro e di vivere libera dagli legami di lavoro o peggio quelli di matrimonio.

Quindi niente posto fisso, contratto a tempo indeterminato e cose simili.

Crescendo ho cominciato a chiedermi cosa potrei dire io al mondo. Volevo dare il mio contributo slla Terra.

Avevo cominciato a scoprire e leggere storie di scrittori che hanno vissuto bruttissima infanzia e da grandi hanno raggiunto il successo.

Pensavo che anche io potevo prendere quella strada.

Anzi ero già a metà perché anche la mia vita assomiglia a un dipinto pieno di ombre scure.

A questo punto potevo quasi essere a metà strada dato che mi mancava solo il riscatto dalle ombre quando raggiungerò il successo.

In realtà crescendo ho preferito ascoltare il mio cuore e nel frattempo dedicarmi alla lettura.

Ho imparato a testare esperienze di persone che avevano già raggiunto il successo.

Così ho percorso nuove strade, ho acceso la luce e ho scoperto che veramente anch’io posso scrivere un libro.

Peccato che prima volevo diventare perfetta e aspettavo il momento perfetto per scrivere il libro perfetto come dicevo anche nell’ultimo articolo. Qui!

In realtà immagino che avrei messo la maschera di chi volevo diventare e scrivere come si vive bene la vita da perfetti.

Esistono tantissimi libri di questo genere. Persone che raccontano storie mai vissute per cercare la compassione di qualche lettore che acquisterà il libro.

Quella però non sarebbe stata la mia storia. Non avrei dato me stessa in quel racconto.
Avrei rinnegato ogni giorno vissuto nella mia vita. Aspettando la perfezione avrei soltanto confermato a me stessa che ancora non mi andavo bene.

Mi sarei detta che non raggiungerò mai quella vetta che mi sono prefissata.

Invece sono qui, adesso. Oggi sono perfetta proprio così come sono.

È stata una grandissima scoperta che la valutazione della perfezione la misuravo con lo sguardo delle persone intorno a me.

Quella frase:” Cosa dirà la gente?” mi ha frenato tutta la vita.
Ogni decisione che prendevo veniva filtrata con: “Cosa dirà la gente?”.

In realtà non erano gli altri a frenare la realizzazione di miei sogni ma io, da sola.

Nessuno ti può fare del male quanto riesci a farlo da solo.

È un po’ come quando in un film c’è una ragazza troppo ingenua che crede che la stronza di turno fosse sua amica.

Quella sua amica sono stata io con me stessa. I pensieri e discorsi che cercavano di rovinare ogni amore, festa, viaggio, amicizia, lavoro.

Ogni santa volta quella mia amica immaginaria doveva dire la sua.

E la sua era sempre:

“Attenta!”, “Non ti fidare!”,

“È inutile, non diventerai mai brava a lavoro!”,

“È meglio che resti a casa!”, “Ti puoi impegnare quanto ti pare ma non sarai mai bella e brava come loro!”…

Sono sempre stata molto vulnerabile. Bastava poco per smontare anche il desiderio di vivere in me.

Una piccola critica per me significava giorni, settimane o mesi di sofferenza. Alcune frasi risuonano ancora oggi come l’eco nella mia testa.

Il messaggio che ricevevo era “Sei completamente sbagliata!” e “Non vali!”

Credevo di non valere nulla. Credevo di non meritare neanche un secondo di attenzione da parte della gente. Non avrei mai disturbato qualcuno per chiedergli anche solo un informazione.

Quando viaggiavo da sola non ho mai chiesto indicazioni nella città dove passeggiando a volte capitava di perdermi. Io non meritavo il loro tempo.

Mi guardavo intorno e mi sentivo ancora più strana. Nessuno sembrava avere i miei stessi problemi. Solo io. Significava che probabilmente non ero normale, pensavo convinta di questa cosa.

Neanche mia sorella che è un anno più piccola all’epoca non mi sembrava vulnerabile. Pensavo fosse una malattia solo mia.

Nella società che ci insegna di nascondere le proprie emozioni ho creato ancora più sofferenza cercando di nascondere la vulnerabilità, le lacrime e i miei bisogni di amore.

Mi vergognavo di me stessa. Odiavo il fatto di sentirmi diversa.
Alcuni compagni di scuola mi prendevano in giro. Ricordo ancora il dolore di quelle ferite. Quanto può far male una frase detta da un bambino a un altro bambino. E tornando a casa non avevo nessuno a chi raccontarlo.

Nessuno che avrebbe potuto capirmi.

Non c’era nessuno che mi avrebbe protetto da quelle lacrime.
Negli anni 80 e 90 i professori e maestri delle scuole si rendevano conto che ero una bambina con bisogno di aiuto.

La maggior parte di loro conosceva la mia situazione in famiglia ma probabilmente non sapevano cosa fare.

A volte mi sembravo invisibile anche per loro. Tutto il mio comportamento silenzioso, timido e chiuso urlava bisogno di essere vista e aiutata e il mondo continuava la propria corsa sfiorandomi qualche volta per caso.

Ti voglio ringraziare per avermi dato la possibilità di condividere con te un pezzo della mia vita.

Continua a seguirmi e se ti è piaciuto questo articolo dimmelo con un bel like.

Grazie di cuore

Katica

“PER ESSERE PERFETTA LE MANCAVA SOLO UN DIFETTO.” – Karl Kraus

Photo: Pixabay

“Non lo faccio adesso perché non verrebbe perfetto!” – era la frase che mi ha portato ad aspettare sempre un momento migliore, un momento perfetto per realizzare qualsiasi impegno.

Ti è mai successo che ogni volta che cominci a realizzare i tuoi progetti poche settimane più tardi l’entusiasmo si sgonfia come un palloncino bucato.

Avevo tantissime idee da realizzare. Qualche volta ho anche dubitato di me stessa chiedendomi cosa c’è che non va in me? Per quale motivo non posso avere un progetto come tanta altra gente e fermarmi lì?

Ma il pensiero di fare per 10, 20 o 50 anni sempre la stessa cosa…. noooo, non fà per me!

E così ho smesso di cercare il lavoro della mia vita e continuavo a sognare che ogni idea e ogni progetto siano quelli giusti. Almeno per un po’ di tempo.

Poi un giorno ho capito che dovevo metterci la costanza in tutto quello che volevo realizzare e siccome mi chiamo Katica e non Costanza, perdevo entusiasmo per tutte quelle apparentemente brillanti idee.

Ogni volta in silenzio uscivo da quel futuro che non mi sembrava più così tanto fantastcico come lo sembrava solo pochi giorni prima.

Con la scusa del perfezionismo ho aspettato sempre qualcosa che ancora doveva arrivare.

Ma non arrivava mai.

Ogni volta che riuscivo ad avvicinarmi un po’ al traguardo lui si spostava ancora più in avanti.

Non riuscivo mai a raggiungere questo momento perfetto per realizzare perfettamente un progetto perfetto.

Il risultato finale erano tanti impegni accumulati e la vita non si era spostata di un centimetro.
Restavo immobile con i miei sogni da realizzare e tanta speranza di capire come farlo.

Ho letto tantissimi libri, ho cercato risposte su YouTube.

Le risposte che non mi soddisfavano perché i vari motivatori mi facevano capire che effettivamente avevo un grosso problema.

Ma questo mi sembrava di saperlo anche prima, no?

Progettavo un piano perfetto secondo il quale doveva, per forza, arrivare il successo. E fallivo! Ogni volta. A questo punto avevo capito che prima di proseguire dovevo capire perchè ho questa formula nella mia testa e sono arrivata alle convinzioni.

Ho imparato che le convinzioni creano la nostra vita. Sia nel bene che nel male.

Ho cercato di illuminare le mie convinzioni riguardo alla ricerca della perfezione. Ho deciso di conoscerle per capire perchè mi fermano e tirano indietro.

Il mio problema era tutto e subito.

Quello che volevo era il successo in 24 ore. Più o meno! Poteva anche andare bene in 48 ore… ahahah!

Indagando ancora più in profondità, ho scoperto che non mi guidava la passione ma il bisogno.

Bisogno di…. guadagnare, di pulire perfettamente la casa perchè arrivavano gli ospiti, di mostrarmi perfetta di fronte a chi mi avrebbe potuto paragonare a qualcun altro e poi a giudicare…

Il mio compagno mi aiuta molto con la sua filosofia. Quando sono agitata per qualche cosa che non sono riuscita a perfezionare lui mi ricorda le sue tre sagge parole zen: “E’sti ca…!”

Devo dire che è liberatorio anche se i primi tentativi non erano convincenti.

All’inizio mi sembrava una bruttissima bestemia.

Adesso la frase mi risveglia da quella specie di labirinto dal quale non riuscivo a uscire. Dopo di questo proseguo con la mente più “fresca” e raggiungo la mia amica Costanza. 😁

Insieme continuiamo il nostro percorso verso i progetti che portiamo veramente nel cuore.

Se anche tu hai avuto esperienze simili, lasciami il tuo commento. Sarò felicissima di leggere come hai risolto questa sfida.

Grazie di cuore

Katica